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Venerdì 20 Settembre 2019 ore 19:53
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Titolo: Tabula rasa. Perché non è vero che gli uomini nascono tutti uguali
Autore: Steven Pinker
Editrice: Mondadori
Pagine: 536
Prezzo: 25,00
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Negli ultimi anni, scienze d`avanguardia come la psicologia evoluzionistica, la genetica del comportamento, la teoria computazionale della mente e la neuroscienza cognitiva hanno individuato le basi genetiche di alcune caratteristiche individuali, confermando così l`idea dell`esistenza di una "natura umana" già parzialmente definita prima che cultura e società inizino a esercitare il loro influsso nel processo di sviluppo dell`identità personale. Tuttavia, numerosi filosofi e scienziati continuano a rifiutare con ostinazione il concetto stesso di "natura umana", nel timore che la scoperta di facoltà e tendenze innate possa legittimare discriminazioni razziste o sessiste, ineguaglianze giuridiche e sociali, ridurre il peso della responsabilità individuale, spezzare i legami sociali e dissolvere, così, il senso della nostra vita.
Attraverso un serrato confronto critico con le ancor oggi radicate teorie della "Tabula rasa" (nella mente non esiste alcunché di innato), del "Buon selvaggio" (tutti nascono buoni e sono poi corrotti dalla società) e dello "Spettro nella macchina" (in ciascuno di noi c`è un`anima, non determinata da fattori biologici, che compie libere scelte), Steven Pinker afferma che non c`è nulla da temere dalla scoperta di una comune e peculiare "qualità" della specie umana, fondata sull`attività fisiologica del cervello capace di coscienza e decisione. Questa, infatti, estremamente flessibile in quanto programmata per produrre una gamma potenzialmente infinita di pensieri e comportamenti, non annulla la libertà di scelta, ma viceversa la rende possibile. Esaminando l`idea di natura umana in tutte le sue implicazioni etiche, politiche ed emotive, l`autore affronta poi temi scottanti come le differenze psicobiologiche fra uomini e donne o le componenti genetiche della violenza maschile, compresa quella sessuale, ma anche dell`intelligenza e dei sentimenti su cui si fondano i rapporti di parentela e la cooperazione sociale. Con grande chiarezza e lucidità analitica, e il conforto di solidi dati storico-scientifici, Pinker dimostra che un riconoscimento obiettivo dell`identità dell`uomo come frutto di un`evoluzione biologica non solo non è socialmente pericoloso, ma può essere l`indispensabile completamento delle grandi intuizioni che su di essa hanno avuto in passato l`arte e la filosofia.
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