Recensione

L`omonimo. The Namesake

Titolo: L`omonimo. The Namesake

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Vede la morte in faccia, Ashoke Ganguli, una notte d¹ottobre, in India, quando il treno deraglia, i vagoni si accartocciano in un lampo. Lo salva il racconto che sta leggendo nell¹attimo dell¹incidente: Gogol, Il cappotto. Al lume della lanterna, qualcuno scorge le pagine del libro sparse per i campi: il giovane che ne solleva, con le ultime forze, qualche foglio è ancora vivo. Grato allo scrittore russo, sette anni più tardi, in America, Ashoke Ganguli decide di chiamare Gogol il primogenito appena nato. Ma quando cresce, man mano che si affaccia al mondo "nuovo", Gogol Ganguli trova insulso, fastidioso, quel nome che è un cognome, e neppure indiano. Parte da lì l¹urto con la famiglia, poi dilaga: fieri di essersi fatti strada in America, i Ganguli sembrano affidati a un¹istanza superiore, la comunità bengalese, con cui dividere ogni passo, avanzamento, nostalgia. Trova un coronamento tra le braccia della bionda, gioviale Maxine, la ribellione di Gogol. Sui divani della sua moderna, rilassata famiglia cui non manca nulla. Ma è una padronanza esagerata della scena, la loro, che alla lunga ingombra, toglie, schiaccia... Tradito da un tentativo di recuperare terreno sul fronte di casa, a un passo dal naufragio, Gogol troverà un nuovo punto di partenza, nella vita. Proprio dove meno se lo aspettava. Jhumpa Lahiri ha un talento raro: sa tenere insieme intelligenza ed emozioni. Che racconti vicende ordinarie o eccezionali, la tensione emotiva è al massimo: nelle sue parole, tutto fa sensazione. Sa essere lucidissima, capace di smontare pezzo per pezzo i meccanismi che regolano le relazioni, le scelte, il destino dell¹uomo, e nello stesso tempo trepidante, commossa, di fronte ai suoi errori, alle sue debolezze, alle sue conquiste. Sa prendere le distanze senza giudicare, con la nostalgia, l¹intensità con cui si guarda alle cose passate, con cui si pensa ai gesti, alle speranze, alle delusioni delle persone care che non ci sono più. Una promessa mantenuta: come profetizzava il New Yorker, Jhumpa Lahiri, giovane talento di fine millennio, fiorirà e lascerà il segno nel nuovo secolo.
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