Recensione

La dodicesima carta

Titolo: La dodicesima carta

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Harlem, biblioteca del Museo afroamericano. La sedicenne nera Geneva Settle è alla ricerca di notizie su un suo antenato vissuto alla metà dell`800 che, ex schiavo, aveva lottato per i diritti civili della gente di colore per poi finire misteriosamente in carcere. Mentre la ragazza è concentrata nella lettura di un articolo, un uomo si insinua nella sala, si avventa su di lei e cerca di violentarla. Nonostante a prima vista possa sembrare un banale tentativo di stupro, Rhyme inizia subito a occuparsi del caso. E fa bene, perché l`aggressore è in realtà seriamente intenzionato a far fuori la povera Geneva e non esita a uccidere il bibliotecario che forse ha visto qualcosa. Il primo indizio - la dodicesima carta dei tarocchi, `L`Impiccato`, rinvenuta nella sala di lettura - appare imperscrutabile a chiunque, ma non lo è per l`intuito di Lincoln, che, affiancato come sempre da Amelia Sachs, conduce magistralmente la sua inchiesta, tra false piste e colpi di scena, nel presente e nel passato del ghetto di Harlem. All`inizio de "La dodicesima carta" Lincoln si sta sottoponendo a una nuova, durissima fisioterapia alla Christopher Reeve (non è un caso che il libro sia dedicato proprio all`attore, recentemente scomparso). Quando Geneva viene aggredita, Rhyme si butta a capofitto nelle indagini per schivare una serie di test clinici che dovrebbero accertare gli eventuali miglioramenti. Alla fine del romanzo, però, Lincoln scopre di aver tratto comunque dei benefici dalla cura e riesce a muovere la mano destra. Con questi progressi possiamo ipotizzare che non dovrà più farsi operare e che si aprano nuove prospettive per i prossimi libri.
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