Recensione

Morti scomodi.

Titolo: Morti scomodi.

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Elías Contreras non è mai stato a Città del Messico. Indio, miliziano dell`Esercito zapatista di liberazione nazionale, nominato commissario d`indagine dal Subcomandante Insurgente Marcos, ha già risolto una serie casi laggiù nel Chiapas. Ma dopo la misteriosa apparizione di Pepe Carvalho nel villaggio di La Realidad con un`ambasciata di don Manolo Vàzquez Montalbàn, Elías viene inviato per sei mesi lassù nel Mostro, cioè nella capitale, a prendere confidenza con le abitudini cittadine. Dovrà incontrare, sotto il Monumento alla Rivoluzione, Héctor Belascoaràn Shayne, il detective orbo nonché claudicante la cui fama di strenuo difensore dei "fottuti di sempre" è giunta fino agli alti comandi dell`EZLN. Mentre Elías cerca di schivare le macchine impazzite e capire come si prende l`autobus o la metropolitana (per scoprire che in questi casi non è d`aiuto gridare "el pueblo unido jamàs serà vencido"), Héctor viene ingaggiato da un altro Héctor e dal suo cane (pure lui) zoppo, allarmato dai messaggi lasciati sulla sua segreteria telefonica da un sedicente defunto in vena di denunciare i suoi assassini e, già che c`è, quarant`anni di abusi commessi da tutti i poteri che hanno segnato la storia del Messico. Elías nel frattempo riceve dal Subcomandante istruzioni per le proprie indagini, trasmesse direttamente da Vàzquez Montalbàn, e ce n`è per tutti i gusti: intrighi finanziari, speculazioni edilizie, corruzione politica e crimini contro le popolazioni indigene. Le ricerche di Contreras e Belascoaràn convergono su un nome, quello di un certo Morales. Ma si tratta di un`unica persona? Oppure di Morales ce ne sono tanti, perché tante sono le incarnazioni del male nella Storia? Gioco letterario, avventura a incastro, manifesto politico, romanzo giallo, l`inedito esperimento a quattro mani di Paco Taibo e del Subcomandante Marcos dà vita a una narrazione traboccante di humor e poesia, dedicata a quelli che perdono sempre e ai loro morti che non trovano mai pace.
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