Recensione

"Anche se i colli romani sono sette, `il` Colle senza specificazioni è il Quirinale" precisa Giulio Andreotti nell`attenta Prefazione a questo nuovo saggio di Marcello Staglieno. Il cui obiettivo è stato quello di ripercorrere gli ultimi sessant`anni, spesso assai drammatici, della vita italiana (dal referendum del 2 giugno 1946 alla `devolution` che dovrà affrontare il referendum indetto per il giugno 2006) attraverso i profili biografico-istituzionali dei dieci Capi dello Stato, da Enrico De Nicola a Carlo Azeglio Ciampi: in ritratti mai convenzionali, e talora `irriverenti`, grazie a nuove testimonianze e a importanti documenti inediti. "La lettura del saggio di Staglieno aiuta a riflettere, senza pregiudizi, senza panegirici, senza occulte finalità" sottolinea lo stesso Andreotti. Senza peraltro dimenticare che nove Presidenti - fatta eccezione per Francesco Cossiga - hanno manifestato il desiderio di una riconferma nella massima carica dello Stato. Dei primi due, i liberali Enrico De Nicola e Luigi Einaudi, Staglieno ricorda anche il fatto che contribuirono nel 1922 all`avvento del fascismo e che poi, senatori del Regno, rimasero sostanzialmente fedeli alla Monarchia, tanto da votarla nel referendum del 2 giugno 1946. Quanto al terzo Presidente, il democristiano Giovanni Gronchi, l`autore ha inteso guardare al suo settennato (sbrigativamente liquidato da Indro Montanelli come "affaristico e postribolare") con maggiore serenità. Mettendone in rilievo l`attenzione sia verso la politica estera, sia verso quell``economia mista` che procurava non poche risorse allo Stato. Poi venne, nuovamente dalla Dc, Antonio Segni, per un ictus rimasto al Colle soltanto due anni, all`insegna di un decisionismo più che legittimo nonostante quel `rumor di sciabole` per un golpe che non ci fu né avrebbe potuto esserci. E gli altri? Il severo socialdemocratico Giuseppe Saragat si dimostrò legatissimo al primo Centrosinistra; il partenopeo e un po` chiassoso (anche lui democristiano) Giovanni Leone, giurista insigne, venne travolto da ingiuste accuse d`aver percepito tangenti; il socialista Sandro Pertini, pur all`insegna di un populismo giacobino, fu il Presidente forse più amato dagli italiani; il picconatore (ex Dc) Francesco Cossiga, accusato (anch`egli ingiustamente) dall`allora Pci d`aver tradito la Costituzione, secondo Ernst Junger è uno degli uomini più colti d`Europa; il claustrale democratico cristiano Oscar Luigi Scalfaro, che nel 1994 attuò con Umberto Bossi il `ribaltone` antiberlusconiano, per contrappasso si trova oggi (2006) a ostacolare lo stesso Bossi e la sua `devolution`. Infine ecco il laico Carlo Azeglio Ciampi, forse `ultimo uomo del Risorgimento`, anche lui proteso a fronteggiare, nei limiti costituzionali, questa `devolution` che intende togliere poteri al Capo dello Stato.
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